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Minturno/Scauri


L'antico nome della città, Minturnae, viene fatto risalire al toponimo Menathur che significa “terra del fuoco”, oppure al nome del dio solare cretese Minothauros.
La città sorse sulla sponda destra del fiume Liris (Garigliano), parte integrante del territorio compreso nella Pentapoli di cui, insieme a Vescia, Sessa, Sinuessa e Ausonia, era una delle città principali. Passata sotto il dominio delle popolazioni sannite, nel IV secolo, in seguito ad un’intesa militare contro Roma stipulata tra quest'ultime e gli Ausoni, nel 315 a.C., durante la guerra romano-sannita, venne sconfitta e conquistata dai romani che pochi anni più tardi, nel 295 a.C., vi fondarono una colonia.
La città romana, costruita sulle rovine dell'antico sito ausono, divenne un luogo strategico grazie alla costruzione nel 312 a.C. della Via Appia che fece di Minturnae punto di passaggio obbligato per raggiungere la Campania lungo la costa.
Come conseguenza della progressiva decadenza dell'impero, il territorio dal Garigliano divenne luogo di passaggio degli eserciti barbari dei Goti, dei Vandali ed in fine dei Longobardi che nel 590 la misero a ferro e fuoco distruggendola a tal punto che il Papa Gregorio Magno decise di aggregare l'antica diocesi della città al vescovado formiano, affidandone l'amministrazione al vescovo Bacauda.
Le sempre maggiori difficoltà di sopravvivenza e l'incombente pericolo dei Saraceni, che nel IX e X secolo organizzarono un cospicuo stanziamento sul territorio attiguo al fiume, imposero il continuo ed incessante abbandono della città da parte dei suoi abitanti che si trasferirono nella città di Gaeta o sulle colline circostanti dando origine ad un nuovo insediamento che, abbandonato l'antico nome di Minturnae, venne denominato Traetto, nome che conservò fino al 1879.
La cacciata dei Saraceni, avvenuta in seguito alla sconfitta da loro subita nella battaglia del Garigliano, nel 915 ad opera della lega cristiana capeggiata da Papa Giovanni X, diede maggiore tranquillità al nuovo borgo che riprese lentamente la sua attività.
Parte integrante del ducato gaetano fino al X secolo, divenne città autonoma con propri conti e nel 1058 venne donata da Marino e sua moglie Oddolana, per un quarto, agli abati dell'abbazia di Montecassino.
Passata, nel XII secolo, sotto il dominio dei duchi normanni di Capua, Traetto rimase un loro possesso fino alla fine del XII secolo quando venne assegnata a Riccardo V dell'Aquila, duca di Gaeta, e pochi anni più tardi, alla fine del XII secolo, divenne possesso dei conti Caetani di Anagni.
Sotto i Caetani il borgo visse il suo periodo di maggior splendore. La signoria durò per circa due secoli, fino a quando Onorato III Caetani, nel 1497, venne spogliato dei suoi beni da Carlo VIII e la signoria di Traetto passò sotto la giurisdizione di Prospero Colonna.
Le vicende principali della storia della città in epoca moderna sono legate alle innumerevoli scorrerie dei pirati Turchi sulla costa tirrenica. Nel 1552, ad opera del Comandante corsaro Dragut, la città subì una terribile aggressione durante la quale il centro venne incendiato e i pirati catturarono circa 200 prigionieri.
Divenuta città demaniale, devoluta al fisco nel 1690, poco dopo venne comprata dal conte Antonio Carafa la cui famiglia ne ebbe il possesso fino al 1806, anno dell'abolizione della feudalità.
I successivi ottant’anni, passarono attraverso la dominazione francese, il terribile colera del 1837 e gli eventi bellici legati all'unità d'Italia.
Integrata nel Regno d'Italia il 30 ottobre 1861, Traetto recuperò il suo antico nome di Minturno nel 1879 con Regio Decreto del 13 luglio dello stesso anno.

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